Quinto Piazzini

Dalla rivista “Associazione Borgoantico” di Villa Lagarina

Quinto Piazzini, Kaiserjäger
di Antonio Passerni

Furono circa 55 mila (ma forse molti di più) i trentini che combatterono la Grande Guerra (1914-1918) nell’esercito austroungarico, principalmente nei reggimenti dei Kaiserjäger e dei Landesschützen. Di questi giovani uomini tra i 18 e i 50 anni, molti dei quali sposati e con figliolanza a volte numerosa, circa 11.000 sacrificarono la vita, per un’infinità di cause, e non solo in combattimenti o in azioni di guerra vere e proprie. (A questo proposito si può leggere, tra le molte altre cose, l’interessantissimo I dimenticati della Grande Guerra dello storico Quinto Antonelli, edito da Il Margine nel 2008).

Tra coloro che non sopravvissero all’immane strage ci fu Quinto Piazzini di Villa, di cui il prossimo 1° febbraio 2016 ricorre il centenario della morte. Del suo pietoso caso abbiamo già parlato sul n° 9 dei “Quaderni del Borgoantico” a pag. 34, senza però pubblicare la sua foto. Ora che anche il suo ritratto di Kaiserjäger è disponibile, nel riprodurlo richiamiamo brevemente la dolorosa storia di Quinto. Una storia particolare, che commosse l’opinione pubblica, perché il soldato era padre di sei figli e la sua morte avvenne per un destino inesorabile, quasi beffardo, proprio perché l’epilogo si compì tra le mura di casa, circondato dagli affetti più profondi.

Fu l’edizione dell’8 febbraio del giornale “Risveglio Tridentino”, stampato dall’autorità militare austriaca della “fortezza” di Trento, a dare la notizia della sua morte, intitolando il pezzo La morte di un prode. Da quell’articolo sappiamo che Quinto Piazzini alla mobilitazione generale, ordinata dall’Imperatore Francesco Giuseppe alla fine di luglio del 1914, lasciò la moglie e i sei figli per andare a combattere contro i Russi sul fronte della Galizia. Per otto mesi sostenne fatiche e disagi indescrivibili, che finirono però per piegarlo. Cadde così in uno stato di estenuazione dal quale non si riprese più. Neppure la famiglia, alla quale alla fine (forse troppo tardi) era ritornato, riuscì a ridargli le forze. Morì appunto il 1° febbraio 1916. Il solenne funerale avvenne a spese dell’autorità militare, con l’accompagnamento di moltissima gente, commossa dal pietoso caso.

Pubblichiamo l’immagine di Quinto Piazzini che ci è stata gentilmente messa a disposizione dal nipote Silvano.

Bartolomeo Carneri

Bartolomeo Carneri, nato a Trento nel 1821, aveva origini nella Val di Non.
La sua più importante opera letteraria è la traduzione in lingua tedesca della Divina Commedia di Dante Alighieri.Persona colta, uomo legato alle scienze naturali, scrittore di interessanti testi filosofici, Carneri fu per vent’anni deputato al Parlamento Austriaco a Vienna per il Tirolo.

Di grande rilievo sono state anche le due opere filosofiche “Sittlichkeit und Darwinismus” (“Moralità e Darvinismo”) e “Der Moderne Mensch” (“L’uomo moderno”). Scrisse inoltre “Demokratie, Nationalität und Napoleonismus” (“Democrazia, nazionalità e napoleonismo”) e “Drei Worte an die deutsche Nation” (“Tre parole alla nazione tedesca”), tra altri libri.

In quanto deputato austriaco per il Tirolo, lo era anche per la Confederazione Tedesca e la sua opera letteraria in lingua tedesca è perciò ampia e interessante.

Il tirolese Bartolomeo Carneri godeva di grande reputazione da parte della baronessa austriaca Bertha von Suttner, della Boemia, la prima donna a vincere il Premio Nobel per la pace con la sua opera “Giù le armi!”, il primo bestseller con tematiche pacifiste, pubblicato nel 1889.
Tra Bertha von Suttner e Bartolomeo Carneri si instaurò un approfondito e intenso epistolario di contenuto umanistico e filosofico.